Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa diffuso da Antinoo Arcigay Napoli
Napoli risponde presente al grido di dolore del popolo iraniano. In una Piazza dei Martiri gremita e silenziosa, scelta non a caso per il suo alto valore simbolico, la società civile partenopea ha stretto in un abbraccio ideale la resistenza iraniana. L’evento, convocato da Antinoo Arcigay Napoli e dall’Associazione Radicali Napoli “Ernesto Rossi”, ha visto la partecipazione trasversale del mondo religioso, politico e associativo, culminando in una catena umana che ha unito fisicamente e moralmente due popoli.
Il filo rosso della storia: dalle donne di Napoli a quelle di Teheran
La piazza, spogliata volutamente dalle bandiere di partito per lasciare spazio alla sola bandiera della libertà, è stata teatro di un parallelismo storico potente. Antonello Sannino, promotore dell’evento per Antinoo Arcigay Napoli, ha tracciato una linea di continuità tra la resistenza partenopea e quella iraniana:
«Abbiamo voluto lasciare solo la citazione di Eleonora Pimentel Fonseca quando salì al patibolo. C’è un filo rosso che lega la Napoli del 1799 e quella delle Quattro Giornate del 1943 all’Iran di oggi: è una rivoluzione che inizia con le donne. Napoli non poteva non lasciare il suo messaggio di sorellanza, un grido di dolore e di libertà che in questo momento il regime degli Ayatollah sta sopprimendo nel sangue».
I Leoni di Napoli e quelli di Persia
Particolarmente toccante l’intervento di Rozita Shoaei (Associazione culturale Azadi degli iraniani di Napoli). Con la voce rotta dalla commozione, Shoaei ha evocato il simbolismo dei leoni di pietra della piazza:
«Oggi i leoni di Napoli e i leoni della Persia si guardano negli occhi. Non come simboli lontani, ma come fratelli di una stessa storia umana. Una catena si spezza non solo quando viene colpita con violenza, ma quando anche un solo anello sceglie di sottrarsi. Essere qui oggi significa dire: io non mi sottraggo».
La denuncia politica e le richieste al Governo
Dalla commozione si è passati alla richiesta di azione politica concreta con l’intervento di Sara Nezhad, rappresentante degli studenti e delle studentesse iraniane. Denunciando un “blackout informativo totale” e un bilancio delle vittime drammatico (stimato tra le 12.000 e le 20.000 persone disarmate), Nezhad ha lanciato un appello per una transizione democratica guidata dal Principe Reza Pahlavi e ha avanzato richieste perentorie al Governo italiano: contatti diretti con l’opposizione democratica e l’immediata espulsione dell’ambasciatore della Repubblica Islamica.
La mobilitazione ha superato ogni steccato ideologico. In piazza, fianco a fianco, esponenti della comunità ebraica e cattolica, laici, femministe e vertici di UIL, FORUM TERZO SETTORE, ARCI, ACLI, CSV, ANPI, UAAR e delle associazioni LGBTQIA+ napoletane da ARCIGAY ad AGEDO e PRIDE VESUVIO. Significativa anche la presenza della politica: dal Partito Democratico al Partito Liberaldemocratico, passando per +Europa ed Europa Verde (con il deputato Francesco Emilio Borrelli), fino a Francesca Pascale.
Del resto, l’adesione dei partiti all’evento è stata straordinaria, a testimonianza di una grande maturità della politica locale. Hanno risposto all’appello quasi tutte le forze rappresentate in Parlamento, da destra a sinistra, con l’unica eccezione di Sinistra Italiana (nonostante un’iniziale adesione).
Il presidio si è concluso con una lunga catena umana sulle note degli slogan “Donna, Vita, Libertà” e “Iran Libero”, ribadendo che Napoli, città che conosce il prezzo della libertà, ha scelto da che parte stare.
Appello urgente all’Europa per il Popolo Iraniano
Di fronte al massacro di oltre 12.000 civili inermi, la comunità iraniana invita a sottoscrivere l’appello che esorta l’Europa a rompere il silenzio e dichiarare illegittimo l’attuale regime iraniano. Si chiede all’UE di sostenere l’opposizione in diaspora nell’organizzazione di un referendum democratico sotto supervisione internazionale. L’Europa ha il dovere morale di intervenire politicamente, non militarmente, per difendere i diritti umani e la libertà di scelta del popolo iraniano.
FIRMA QUI L’APPELLO DELLA COMUNITA’ IRANIANA